Mettiamola così: il tuo cliente non sa cos'è WordPress, non ha mai sentito la parola «plugin», e non gliene importa niente. Però apre il tuo sito dal telefono — e in due secondi ha già deciso se restare o tornare su Google a cercare un altro. Quello che decide non è il nome della tecnologia. È cosa prova lui mentre aspetta che la pagina si apra.
Cosa sono, in parole povere, Wix, WordPress e Shopify
Sono case prefabbricate. Compri la struttura già fatta, scegli il colore delle pareti, sposti due mobili, e il sito è online in fretta. Per tantissime persone va benissimo così, e non c'è niente di male: se ti serve una vetrina semplice da mettere su in poco, sono strumenti onesti che fanno il loro lavoro.
- WordPress — la casa prefabbricata più diffusa al mondo, a cui attacchi dei pezzi (i «plugin») per ogni cosa che ti serve.
- Wix — la più facile: trascini, sposti, ed è fatta.
- Shopify — quella pensata per i negozi online: comoda per vendere, ma le lasci una fetta su ogni vendita.
Il muro contro cui, prima o poi, vai a sbattere
Il problema non è come parti. È dove arrivi quando il sito comincia a contare davvero per te.
- Lento. Più pezzi attacchi, più la casa diventa pesante. E il cliente col telefono vecchio — proprio quello che vuole prenotare da te — se ci mette tre secondi ad aprirsi, se ne va prima ancora di vederla.
- Fragile. Sono decine di pezzi fatti da gente diversa, incastrati insieme. Uno si aggiorna, un altro non va più d'accordo, e una mattina trovi il sito rotto senza aver toccato niente.
- In affitto. Quella casa non è tua: stai pagando per restarci. Smetti di pagare e resti fuori. E su Shopify, finché vendi, una fetta del tuo incasso se ne va ogni volta.
- Uguale a mille altri. Parti dalla stessa struttura di chi è partito prima di te. E si vede: il tuo sito somiglia a quello del tuo concorrente, perché sotto è la stessa casa.
Noi quella strada l'abbiamo fatta tutta
Non te lo diciamo da fuori. Quel mondo l'abbiamo abitato per anni. Abbiamo spinto WordPress fino all'osso: i pezzi a pagamento più seri — Elementor, Crocoblock e una marea di altri — per renderlo più bello e più veloce. Abbiamo combattuto col multilingua, quel pasticcio per far parlare un sito in due lingue, fino a mettere le mani nel motore — nel database — pur di farlo funzionare. Lo conosciamo da dentro. E proprio perché l'abbiamo spremuto tutto, sappiamo dove si ferma: arrivati a un certo punto, c'è sempre lo stesso muro.
Cos'è, allora, un sito «su misura»
È il contrario della casa prefabbricata: è cucito addosso a te. Scritto a mano, riga per riga, solo per il tuo lavoro — niente pezzi presi in affitto, niente struttura comprata uguale a tutti. Come lo facciamo è il nostro mestiere, e quello ce lo teniamo. Ma quello che ne esce lo senti subito:
- Si apre in un lampo, anche sul telefono scarso del tuo cliente.
- Non si rompe da solo: non ci sono cento pezzi che litigano tra loro.
- È tuo davvero. Tuo il sito, tuo il dominio. Niente affitto a vita, niente da cui restare ostaggio.
- È solo tuo anche da vedere: non somiglia a nessun altro, perché non parte da nessuno stampo.
- Pesante: si apre piano
- Tanti pezzi che litigano tra loro
- In affitto, a vita
- Uguale a mille altri
- Si apre in un lampo
- Un pezzo solo, scritto a mano
- Tuo per sempre
- Solo tuo, da nessuno stampo
La casa prefabbricata ce l'hanno tutti. La casa su misura, no.
«Ma a me serve davvero?»
Onestamente? Non sempre. Se ti basta una paginetta per dire che esisti, un prefabbricato va più che bene, e non saremo noi a venderti qualcosa che non ti serve. Il su misura conta quando il sito è il tuo biglietto da visita serio: quando ci giochi clienti veri, quando vuoi distinguerti da chi ti somiglia, quando un cliente perso perché «il sito era lento» è un cliente che ti pesa davvero.
Non crederci sulla parola
Tutto questo, detto così, è una promessa come tante. E noi le promesse non te le vendiamo. Facciamo il contrario: ti costruiamo il tuo sito su misura e te lo facciamo vedere finito — dal vivo, dal tuo telefono — prima che tu paghi un euro. Lo apri, lo tocchi, lo confronti col tuo di adesso. Poi decidi. La differenza, alla fine, non si spiega: si vede.