Pensaci un attimo: quanti biglietti da visita ti hanno dato nell'ultimo anno? E quanti ne hai ancora? Il biglietto ha un compito solo, e non è dire come ti chiami. Quello lo sa già chi te lo chiede. Il suo compito è non finire nel cestino.
Si butta quello che non piace
Il biglietto sottile, stampato alla buona, con dieci scritte in tre caratteri diversi, dura fino alla prima tasca da svuotare. Non perché sia sbagliato quello che c'è scritto: perché non dispiace buttarlo. Quello con la grafica giusta, su una carta che si sente fra le dita, invece si tiene. A volte si fa vedere a qualcuno. E il giorno che serve un idraulico, un fotografo, un'estetista, è ancora lì.
Un biglietto non si legge. Si conserva.
Cosa lo fa conservare
- Poche cose scritte bene: nome, cosa fai, come trovarti. Il resto toglie spazio a quello che conta.
- Un carattere solo, al massimo due: le scritte devono riposare l'occhio, non fare a gara.
- La carta spessa: è la prima cosa che si sente, prima ancora di leggere.
- Il retro usato bene: una foto, un disegno, una frase tua. È il motivo per cui qualcuno lo gira e lo tiene.
Chi meno spende, più spende
Risparmiare va benissimo, sulle cose che si buttano comunque. Ma se risparmi proprio sulla cosa che deve farti ricordare, i soldi li hai spesi lo stesso: solo che il biglietto è nel cestino, e tu non sei nel portafoglio di nessuno. Se investi su una cosa che resta, si mostra e ti fa consigliare, è un altro gioco.